Signore Insegnaci a pregare

La fatica della preghiera

Pregare non è facile perché chiede di metterci davanti a Dio e Dio non lo si vede. La fatica a pregare nasce proprio da qui. Per questo viene normalmente ritardata, trascurata o messa all'ultimo posto.Un seconda difficoltà nasce dal fatto che la preghiera dovrebbe essere sempre dialogo, una risposta ad una presenza che si offre. Per questo è necessario porsi di fronte a questo Tu. Se ci sentiamo estranei, autonomi, autosufficienti ... difficilmente avvertiremo il bisogno della preghiera e se proprio c’è diventa una recita di parole.

Il silenzio per la preghiera

Per pregare dobbiamo metterci di fronte a Qualcuno in atteggiamento di ascolto. Arrivare al silenzio è impresa difficile perché c'è silenzio e silenzio. C’è un silenzio che fa solo paura quando si presume che non ci sia nient'altro all'infuori di sé. E allora questo silenzio non lo sopportiamo perché lo percepiamo come vuoto e solitudine. A questo silenzio si preferisce qualunque parola, anche la più aspra o la più sciocca, purché in qualche modo e per qualche momento ci preservi da questo vuoto e da questa solitudine.

Ma c'è anche un silenzio che è ascolto gioioso di ciò che ci circonda, dove le voci del creato si fondono in un canto d’amore e di gioia. Lì si può percepire la presenza di (C)chi ci ama, di (C)chi ci ha chiamato alla vita. In questo silenzio è possibile far esperienza di Dio, della sua parola e del suo amore.

La condizione per entrare nel silenzio: tacere

Per tacere bisogna creare le condizioni.

Un tempo adatto, un tempo che non è segnato dall'orologio o dall'agenda. Manca sempre il tempo, ma nel limite del possibile non è opportuno scegliere per la preghiera un tempo che sicuramente non potrà mai essere dilatato.

Uno spazio tematizzato, rappresentato da un'icona, dal crocifisso, da un segno che mi dia la consapevolezza di vivere sotto lo sguardo di Dio Padre nei vari momenti della giornata: quando lavoro, mangio, dormo.

Una posizione adatta perché possa tendere con tutto me stesso a concentrarmi in questa esperienza. Qui ciascuno sceglie il suo modo: seduto, inginocchiato, sdraiato ...

Le parole nella preghiera

La parola è il mezzo normale con cui comunichiamo ma è anche quello di Dio. Si dialoga quando si dà la priorità all’uno o all’altro dei protagonisti. E questo vale anche per la preghiera. Pregare allora è un cammino in cui attraverso le parole giungo ad incontrare un volto.

È un'illusione pretendere di pregare Dio moltiplicando le parole, perché la preghiera autentica nasce dalla coscienza di stare alla presenza di Chi conosce già ciò che è necessario per noi. Così la preghiera si può ridurre ad una parola pronunciata nella semplicità e nell’incisività dell'amore date da un volto, da un nome, da un "tu" a cui possiamo rivolgerci.

"Quando pregate dite: Padre nostro... ".

Potrebbe essere sufficiente fermarsi alla prima parola, “Padre”, una parola che ci pone di fronte ad uno spazio di immenso amore. Proprio in questa parola è racchiusa, quasi come in uno scrigno che deve essere delicatamente aperto nello stupore e nell'attesa, la realtà più profonda della nostra vita.

Possiamo dare del “tu” a Dio, in modo discreto, caldo, affettuoso, senza perifrasi, come per impulso naturale, con quella semplicità ed immediatezza che solo i bambini conoscono.

Due modi di pregare.Nella parabola del fariseo e del pubblicano Gesù ci dà un esempio del cammino di conversione necessario per pregare.

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le décime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: 0 Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

In questo racconto vengono descritti, anzitutto, due stili di preghiera nel luogo santo del tempio.La preghiera del fariseo si traduce in un atteggiamento corporeo corretto, secondo le norme del tempo: in piedi, con le braccia levate, il capo eretto. Tuttavia il suo cuore così come la sua preghiera, sono ripiegati sul proprio "io", "prega davanti a sé". Manca nella sua preghiera la benché minima consapevolezza della gratuità di Dio: tutto ciò che compie è frutto di uno sforzo personale, di una giustizia conquistata con il suo impegno. Dio viene visto unicamente nella logica retributiva, discriminante, incapace di gratuità, . Il pubblicano è spaesato e confuso nel tempio, non è in grado di assumere il contegno normale di chi prega. Ha quasi paura di abbattere la barriera che lo separa da Dio. Ecco perché "non alza gli occhi al cielo", perché "si ferma a distanza". L'unico gesto che può fare è quello di esprimere la sua situazione di miseria: "si batte il petto". La sua umiltà consiste nel guardare con coraggio la propria verità. E da qui nasce il grido in cui esprime tutto ciò che è e che può sperare dalla misericordia di Dio. Non ha nulla da vantare e non ha nulla da esigere. Può solo chiedere. È consapevole che Dio manifesta la sua compassione senza condizioni, solamente perché "è buono".

Un consiglio.

Per pregare è bene cominciare lasciando fluire per un po' le parole cosi da introdursi nel clima, da liberarsi poco a poco dagli ormeggi che ci tengono ancorati a noi stessi. Avviene nella preghiera come quando si deve cavare da un pozzo l'acqua. All'inizio si pompa, si pompa, ma l’acqua non viene. Solo dopo che si è pompato via l'aria - e a volte ci vuol tempo, quando il pozzo è profondo - l'acqua sale con facilità. Ebbene, le prime preghiere sono come questa fase di avvio in cui viene pompata via l'aria. Ecco perché si parla di perseveranza nella preghiera. La preghiera vocale, soprattutto quando è solitaria, cresce da sé verso la parola unica, verso Gesù, sfocia in un silenzio in cui solo lui salva, attira e riconcilia.

La capacità di guardare attraverso la preghiera le verità della propria vita ponendola sotto gli occhi di Colui che conosce nel segreto e la necessità di ricondurre tutto all'interiorità, all'essenzialità ricomponendo le diversità e le tensioni trasforma il nostro cuore rendendolo compassionevole.

Una preghiera vera ed essenziale accogliere sempre ogni fratello, ogni situazione dolorosa, ogni uomo, ogni peccatore. Diventa così preghiera di intercessione. Intercedere significa stare lì, davanti a Dio, senza accontentarsi di domandargli qualcosa, ma, in un certo senso, fargli memoria delle sue responsabilità nei confronti dell'uomo, ricordandogli il suo amore e la sua fedeltà.

Questa preghiera richiede un cuore grande, capace di amare e di rischiare,prendendo su di sé il peccato del fratello. Un cuore grande così è simile al cuore stesso di Dio. Attraverso la preghiera di intercessione noi scendiamo nel profondo dei drammi e delle sofferenze dell'umanità.

Formulare delle richieste potrebbe sembrare una deformazione dell'autentico volto di Dio che conosce ciò di cui abbiamo bisogno e che non aspetta la nostra supplica per elargire in sovrabbondanza la vita, il movimento e l'essere. Perché chiedergli il pane quotidiano? Perché dovremmo dubitare che non ci darà ciò di cui abbiamo bisogno? E ancora, domandare non è forse rinunciare alla mia indipendenza?

Una eccessiva preponderanza della preghiera di lode tende a falsare la vita che si riflette nella preghiera, trasformandola in qualche cosa di irreale, non corri spondente al vivere quotidiano. La vita di ogni giorno, lo sappiamo bene, non è solo lode. In noi ed attorno a noi incontriamo la dimensione drammatica dell'esistenza, la pesantezza del vivere nella solitudine e nella povertà; c'è la sofferenza e la morte che generano angoscia e ribellione, frustrazione ed inquietudine, dubbio ed incredulità.

Anche questo dobbiamo gridare al Signore.Ecco perché la preghiera non ha solo la caratteristica della lode ma anche della domanda. La lode ha il suo pieno significato in rapporto al grido, alla supplica: si supplica per essere salvati e, da salvati, si loda. La supplica e la lode sono i due polmoni della preghiera vocale. Supplichiamo per potere di nuovo lodare. La preghiera, allora, non è lontana dalla mia vita e mi aiuta a rileggere tutto alla luce della presenza di Dio.