ITINERARIO DI PREPARAZIONE DEGLI ADULTI ALLA CONFERMAZIONE

La Confermazione

I “sacramenti” che accompagnano la vita del cristiano sono “i segni” che Gesù ha scelto e lasciato per rendersi presente nel tempo degli uomini così che ogni persona possa entrare in comunione con Lui. La Chiesa nel corso dei secoli ne ha “identificati” sette (numero che indica la pienezza) attraverso i quali Cristo nel nostro tempo comunica il suo Spirito, la “grazia”.

La Cresima o Confermazione è uno di questi “segni” che donano la “pienezza” della vita di grazia perché lo Spirito viene ad abitare in noi e ad “insegnare le cose di Dio”.

Non solo “insegna le cose di Dio”, ma, “riscaldando” il cuore con l’amore, fa scoprire la bontà di Dio che avvolge ogni cosa. Lo Spirito è lo sguardo che permette di “intuire” al di là delle apparenze e delle scorze un mondo altrimenti inaccessibile.

Rinunciare a questa dimensione significa non avere parte alla pienezza della gioia della vita di fede. Ecco perché gli apostoli si premurano allorché “visitano” le comunità cristiane di invocare lo Spirito su tutti:

Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, scese a Efeso. Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo» … Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare”. (Atti 19,1-5).

Il Catechismo della Chiesa cattolica si esprime così a riguardo della Confermazione.

1285 Con il Battesimo e l'Eucaristia, il sacramento della Confermazione costituisce l'insieme dei «sacramenti dell'iniziazione cristiana» … «Con il sacramento della Confermazione [i battezzati] vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo, e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere con la parola e con l'opera la fede come veri testimoni di Cristo».

1288 «Fin da quel tempo gli Apostoli, in adempimento del volere di Cristo, comunicavano ai neofiti, attraverso l'imposizione delle mani, il dono dello Spirito, destinato a completare la grazia del Battesimo… È appunto questa imposizione delle mani che giustamente viene considerata dalla tradizione cattolica come la prima origine del sacramento della Confermazione, il quale rende, in qualche modo, perenne nella Chiesa la grazia della pentecoste».

1289 Per meglio esprimere il dono dello Spirito Santo, ben presto all'imposizione delle mani si è aggiunta una unzione di olio profumato (crisma). Tale unzione spiega il nome di «cristiano» che significa «unto» e che trae la sua origine da quello di Cristo stesso, che «Dio consacrò [ha unto] in Spirito Santo» (At 10,38). Questo rito di unzione è rimasto in uso fino ai nostri giorni sia in Oriente sia in Occidente. Perciò in Oriente questo sacramento viene chiamato Crismazione, unzione con il crisma, o myron, che significa «crisma». In Occidente il termine Confermazione suggerisce che questo sacramento nel medesimo tempo conferma il Battesimo e rafforza la grazia battesimale.

Prepararsi a ricevere la Confermazione significa essere disponibili a riconfermare questa nuova identità battesimale.

Allora il primo passo consiste nel riscoprirla dato che spesso per negligenza o altro si è trascurata.

  1. Riscoprire il Battesimo. È facile obiettare che avendolo ricevuto dopo poco tempo dalla nascita non è possibile “ricordare”. È stato trascritto sui registri della chiesa, ci sono le fotografie, ma a livello personale? … Come è possibile riandare a quel momento? Questa domanda vale anche per tutti i primi anni di vita. Si possono conoscere a livello “esistenziale” attraverso coloro che ci hanno accudito, in primis i genitori. Da loro scopriamo la tenerezza con cui siamo stati cresciuti, i “capricci” che hanno cominciato a manifestare il nostro carattere … e che “oggi” magari fanno parte della nostra personalità.

Per riappropriarsi del passato è sempre necessaria la “narrazione” di chi ci è stato vicino ed ha interagito con noi.

Questo vale anche per riappropriarci del Battesimo: i genitori, che in nome della loro fede, ci hanno portato al fonte battesimale e poi il padrino o la madrina che si sono fatti garanti di questa crescita, la prima esperienza di Dio con il segno di croce o le piccole preghiere, la frequenza al catechismo ...

Poi abbiamo fatto le scelte più o meno personali anche a riguardo della fede, sollecitate o condizionate dalle amicizie scolastiche ed amicali.

Se adesso da adulto, scegliendo di celebrare il sacramento della Confermazione, intendi renderlo “significativo” devi ritornare alla sorgente della fede così da costruire su un fondamento solido.

Un breve richiamo può aiutarti a “ricordare” le esigenze e la grazia di questo sacramento.

L’acqua ha sempre avuto in tutte le esperienze religiose un significato di purificazione. Anche il Battesimo ha come “segno” fondamentale l’acqua su cui viene invocato lo Spirito: sei stato “immerso o bagnato sul capo” per essere “lavato, purificato”, in senso “spirituale”.

Infatti Dio quando vuole incontrare il suo popolo ai piedi del Sinai chiede un gesto di purificazione: Il Signore disse a Mosè: «Va’ dal popolo e santificalo, oggi e domani: lavino le loro vesti” (Es 19,10)

Questa purificazione non deve essere intesa solo nel senso esteriore, ma come dicono i profeti: Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova». (Is 1,16-17)

Da qui l'importanza del "rito dell'acqua" del Battesimo, voluto direttamente da Gesù, quando affida ai discepoli il compito di annunciare la bella notizia della paternità di Dio per tutti i popoli: Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». (Mt 28,19-20)

Il Battesimo dice che Dio è tuo padre per mezzo di Gesù e tu sei suo figlio, figlio adottivo: "E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo". (Romani 8, 15-17)

Questa paternità di Dio rende eredi dei suoi beni, che non sono le cose ma la trasformazione interiore che rende capaci di amare e fare il bene.

Questa possibilità si attua accogliendo la Parola di Gesù ("Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino" (Salmo 119,105) e mettendola in pratica.

Infatti dopo la risurrezione Gesù, pur tornato al Padre, è ancora presente nel tempo dell’uomo con la Parola e i sacramenti. La sua Parola però non è come le nostre parole, ma ha dentro la “potenza della vita” perché attua ciò che dice.

Allora credere, accogliere e mettere in pratica questa Parola sono il fondamento della vita cristiana.

Credere: Per esperienza sappiamo che quando si dà fiducia ad una persona si allargano gli orizzonti e si apprezza maggiormente la ricchezza e la bellezza del vivere. Se ti fidi di una persona ti basta la sua parola e non richiedi altre "prove".

Lo stesso dinamismo vale nei confronti di Dio. Credere è incontrare una Parola che si è fatta "carne". Nel corso dei millenni Dio aveva parlato. Ma poi ha voluto anche mostrarsi. Infatti Gesù, prima che le nostre orecchie lo ascoltassero ha voluto che i nostri occhi lo contemplassero. Si può dire che su trentatré anni di vita, Gesù per trent'anni si accontenta di essere guardato, al punto che si dirà di lui: «Non è egli il figlio del falegname? E sua madre non si chiama Maria? Non conosciamo noi tutta la parentela?» (Mt 13,55). Allo stesso modo quando entra nella vita pubblica, si incomincia con il guardarlo.

Credere significa vedere, incontrare qualcuno. Giovanni non dimenticherà mai che Gesù Cristo è entrato nella sua vita attraverso ciascuno dei suoi sensi: «Quel che fin da principio, quel che abbiamo inteso, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato, quel che le nostre mani hanno toccato del Verbo di Dio, perché la vita si è manifestata, noi l'abbiamo veduta e le rendiamo testimonianza; quel che abbiamo visto e udito, lo annunciamo anche a voi» (1Gv 1,1-3).

La grazia delle grazie è incontrare il Signore Gesù come si incontra un uomo, una donna, a cui si dà la vita, qualcuno cioè che cambia l'esistenza e dà una nuova direzionalità. Quando si incontra il Signore ne segue una reazione a catena, che andrà da un discepolo all'al­tro: Andrea si imbatte con suo fratello Simone e gli dice: Abbia­mo trovato il Messia... L'indomani Gesù incontra Filippo... Filippo incontra Natanaele ... La stessa cosa dirà anche la Samaritana: «Venite a vedere un uomo, il quale mi ha svelato tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Cristo?» (Gv 4,29). Qui c’è la sorgente della fede: ho incontrato il Signore.

Accogliere. È il secondo momento della fede. L’accoglienza dice il desiderio di “ricevere” una persona mettendogli a disposizione il meglio. Accogliere la Parola di Gesù significa innanzitutto avvertirne il “valore” e poi quando la senti come “tesoro”, attaccarci il cuore, come dice Gesù: “Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”. (Mt 6,21)

Gesù ha raccontato una parabola molto bella per fare comprendere in quali modi può avvenire l’accoglienza della sua Parola.

Prima c’è il gesto largo del seminatore che sparge il seme su ogni terreno.

«Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». (Lc 8,5-8)

Poi il racconto identifica il seme con la parola e la qualità del terreno con gli ascoltatori.

Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. (Lc 8,11-14)

Nei vari modi di accoglienza può specchiarsi ciascuno di noi per prendere coscienza di come si pone nei confronti di questa Parola.

Tuttavia la conclusione nonostante le apparenze non è così povera di “risultati”, perché per Dio niente è perduto anche se c’è terra sassosa o infestata dai rovi. Infatti anche “il deserto” con il suo intervento può fiorire: “Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca … perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d’acqua. I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli diventeranno canneti e giuncaie. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa; nessun impuro la percorrerà”. (Is 35,1-8)

Quando c’è una qualche forma di accoglienza, anche se povera e incostante, Dio fa nascere la comunione con Lui: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». (Gv 14,21)

Questa è la “grazia”: accettare di lasciarsi accogliere da Dio, permettergli di volerci bene. Per questo Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata”. (Is 40,4)

Questo atteggiamento si chiama “conversione”, cambiamento di direzione alla propria vita alla luce di questa Parola.

Mettere in pratica. È il terzo momento della fede.

Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore? (Giac 2,20). Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta”. (Giac 2,26).

La vita di credente si deve manifestare concretamente nelle scelte di vita.

Riporto un brano dello scritto “A Diogneto”, un autore antico ed anonimo, che così descrive la vita del cristiano a questo suo amico pagano:

I cristiani infatti ha nulla di strano. La loro dottrina non è frutto di considerazioni e elucubrazioni di persone curiose né si fanno promotori, come alcuni, di una qualche teoria umana. Abitando nelle città greche e barbare, come a ciascuno è toccato, e uniformandosi alle usanze locali per quanto concerne l'abbigliamento, il vitto e il resto della vita quotidiana, mostrano il carattere mirabile e straordinario, a detta di tutti, del loro sistema di vita. Abitano nella propria patria, ma come stranieri, partecipano a tutto come cittadini, e tutto sopportano come forestieri; ogni terra straniera è loro patria e ogni patria è terra straniera. Si sposano come tutti, generano figli, ma non espongono i neonati. Hanno in comune la mensa, ma non il letto. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Non sono conosciuti, eppure vengono condannati; sono uccisi, e tuttavia sono vivificati. Sono poveri e arricchiscono molti; mancano di tutto e di tutto abbondano. Sono disprezzati, ma nel disprezzo acquistano gloria; vengono bestemmiati e al tempo stesso si rende testimonianza alla loro giustizia. Vengono oltraggiati e benedicono; sono insultati, e invece rendono onore. Benché compiano il bene, vengono puniti come malfattori; benché puniti, gioiscono, come se ricevessero la vita. Dai Giudei sono combattuti come stranieri e dai greci sono perseguitati, ma chi li odia non sa spiegare il motivo della propria avversione nei loro confronti.

VI - Insomma, per dirla in breve, i cristiani svolgono nel mondo la stessa funzione dell’anima nel corpo.

VII - Infatti, come ho detto, non è un'invenzione terrena quanto è stato loro trasmesso, né ritengono di custodire con tanta cura una dottrina transeunte, né è stato loro affidato l'incarico di dispensare misteri umani. Ma Colui che è veramente onnipotente, creatore di tutto, Dio invisibile, dai cieli pose tra gli uomini e stabilì nei loro cuori la Verità, il Verbo santo e incomprensibile; non inviò agli uomini, come qualcuno potrebbe immaginare, un servo, un angelo, un arconte o uno degli esseri cui è affidato il governo della terra o l'amministrazione nei cieli, ma lo stesso Artefice e Autore di tutto. Per mezzo di Lui creò i cieli, chiuse il mare nei propri confini; i suoi misteri sono fedelmente custoditi da tutti gli elementi. È Lui che fa osservare al sole le leggi che regolano il suo corso quotidiano, al suo ordine di splendere durante la notte obbedisce la luna e a Lui obbediscono gli astri che seguono il corso della luna; tutto ha ordinato e disposto, a Lui è sottomessa ogni cosa; i cieli e quanto è in essi, la terra e ciò che essa contiene, il mare e ciò che e in esso, il fuoco, l'aria, l'abisso, ciò che è in alto, nelle profondità e nel mezzo. Questi è Colui che è stato inviato agli uomini. Forse, potrebbe pensare qualcuno, per spadroneggiare, spaventare, atterrire? Certamente no; anzi fu inviato nella mitezza e bontà, come un re manda suo figlio re, fu inviato come Dio, come uomo fra gli uomini, per salvare con la persuasione, non per sopraffare, poiché la violenza non si addice a Dio. (Dio) lo inviò per chiamare, non per accusare, per amare, non per giudicare; lo invierà per giudicare, e chi potrà sostenere la sua venuta? ... Non. vedi che i cristiani vengono gettati alle fiere, perché rinneghino il Signore, e tuttavia non si lasciano vincere? Non vedi che quanto più vengono perseguitati, tanto più crescono di numero? Questa non pare opera umana, questa è potenza di Dio; questa è una prova della sua presenza”.

La Cresima o Confermazione

Tra la nostra attuale Confermazione e i dati della Bibbia a riguardo di questo sacramento c’è una grande distanza. Infatti nei testi scritturistici non troviamo il linguaggio di Cresima – Confermazione. Spesso la Confermazione viene collegata con lo Spirito Santo e con la Pentecoste, mentre nel Nuovo Testamento lo Spirito santo è collegato con la fede e il Battesimo.

  • Giovanni Battista: "Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco". (Mt 3,11)

  • Gesù nell'incontro notturno con Nicodemo: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio … Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,5.8)

  • Paolo alla comunità di Roma: "La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato". (Rom 5,5) "Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene". (Rom 8,9)

  • Paolo alla comunità di Corinto: "Nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo". (1Cor 12,3)

  • Paolo alla comunità della Galazia: "… perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito" (Gal 3,14)


In che senso allora la Confermazione conferisce lo Spirito Santo?

Con la Pentecoste gli apostoli ricevettero un’immersione nella forza dello Spirito. È stata una conferma “infuocata” della loro fede, che li trasformò in “infuocati” testimoni pubblici del Cristo risorto.

Negli Atti degli Apostoli, che raccontano i primi passi della comunità cristiana, incontriamo varie volte un rito di chiara conferma e di arricchimento della fede battesimale. Tale rito è costituito da un’imposizione delle mani senza parole o unzioni o gesti simili.

Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la parola di Dio. Filippo, sceso in una città della Samaria, cominciò a predicare loro il Cristo. E le folle prestavano ascolto unanimi alle parole di Filippo sentendolo parlare e vedendo i miracoli che egli compiva. Da molti indemoniati uscivano spiriti immondi, emettendo alte grida e molti paralitici e storpi furono risanati. E vi fu grande gioia in quella città. V'era da tempo in città un tale di nome Simone, dedito alla magia, il quale mandava in visibilio la popolazione di Samaria, spacciandosi per un gran personaggio. A lui aderivano tutti, piccoli e grandi, esclamando: «Questi è la potenza di Dio, quella che è chiamata Grande». Gli davano ascolto, perché per molto tempo li aveva fatti strabiliare con le sue magie. Ma quando cominciarono a credere a Filippo, che recava la buona novella del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare. Anche Simone credette, fu battezzato e non si staccava più da Filippo. Era fuori di sé nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano. Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni. Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo. Simone, vedendo che lo Spirito veniva conferito con l'imposizione delle mani degli apostoli, offrì loro del denaro dicendo: «Date anche a me questo potere perché a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo». Ma Pietro gli rispose: «Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio. Non v'è parte né sorte alcuna per te in questa cosa, perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. Pentiti dunque di questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonato questo pensiero. Ti vedo infatti chiuso in fiele amaro e in lacci d'iniquità». Rispose Simone: «Pregate voi per me il Signore, perché non mi accada nulla di ciò che avete detto». Essi poi, dopo aver testimoniato e annunziato la parola di Dio, ritornavano a Gerusalemme ed evangelizzavano molti villaggi della Samaria. (At 8,4-25).

In questo racconto l’imposizione delle mani ottiene qualche particolare dono (o carisma) dello Spirito, che nel testo non è precisato. Però il contesto parla di “segni e carismi” che impressionano così tanto un certo Simon mago che gli suggeriscono l’idea di comprare la possibilità di poter imporre anche lui le mani.

In altri racconti quei segni e prodigi si precisano:

  • Lo Spirito santo scende sul centurione Cornelio e sulla sua gente, ormai credente ma non ancora battezzata e provoca un “parlare in lingue e glorificare Dio”. (At 10 cfr. Pentecoste)

  • Nella chiesa di Corinto Paolo ci terrà a sottolineare che i carismi sono per l’utilità comune del “corpo di Cristo”, formato da diverse membra. (1Cor 12-14).

Tradizionalmente i doni dello Spirito si sono raggruppati in "sette", simbolo di pienezza, e mutuati dal profeta Isaia: "Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore". (Is 11,2)

Il Nuovo Testamento declina questa pienezza dei doni dello Spirito in un elenco di atteggiamenti che caratterizzano la vita del cristiano: gioia, pace, carità, pazienza, benignità, perdono, castità, padronanza di sé, lealtà, potere di guarire, abilità nell’assistenza ai poveri, doti per guidare le comunità, parlare o interpretare le lingue, profezia, discernimento, capacità di insegnare…

Nella vita delle prime comunità cristiane "l'Imposizione delle mani" è la “conferma” della fede battesimale e l'apertura alla collaborazione nella crescita e nella missione della Chiesa nel mondo.

Per questo scegliere "da adulti" di celebrare la Confermazione significa prendere coscienza della fede battesimale e impegnarsi ad essere presenza "attiva" nella vita comunitaria. Questa scelta esprime la volontà di uscire dall'anonimato.

Essere autentici cristiani

Il desiderio di essere "autentici" cristiani deve riguardare la sfera sia personale che comunitaria.

1. Desiderio di autenticità a livello personale.

L'elemento fondante della vita cristiana non sta primariamente nei singoli comandamenti, ma nella fede in Gesù Cristo. Credere significa stabilire con Lui un vincolo strettissimo non solo con la sua Parola, ma anche con la sua morte e la nuova vita risorta. Seguirlo significa allacciare con Lui un rapporto e ritmare la propria vita secondo il suo modello.

Gesù ha concentrato tutti i comandamenti nel duplice comandamento dell'amore a Dio e al prossimo, non come semplice sentimento o sensazione, ma da attuare con atteg­giamenti e azioni concreti anche nei confronti dei “nemici”.

Per questo il “prossimo” sono anche coloro che non vengono mai riconosciuti nella nostra società per discriminazione razziale, nazionalismo, oppressione sociale, egoismi corporativi... Il cristiano tenendo lo sguardo fisso su Gesù Cristo e nel cuore deve essere il primo ad impegnarsi contro ogni forma di sopraf­fazione, una mano tesa verso tutti coloro che vengono legalmente defraudati della propria umanità e della reale possibilità di essere uomini, ma senza usare violenza e con la sola disponibilità alla rappacificazione, al perdono completo. Solo davanti alla croce di Cristo chi crede riesce a trovare il coraggio di imitarlo.

Non si può allora rendere banale il "segno" di croce tante volte ripetu­to meccanicamente che non di rado scade­ a segno magico. Diventa problematico lo stesso crocifisso portato al collo, quando nulla gli si fa corrispondere nella vita e anzi si tende a sbarazzarsi dell’autentica croce di Cristo rendendolo elemento solamente decorativo …

Vivere l’autenticità della fede non significa nemmeno fare delle “cose” in suo nome quanto piuttosto “dare senso” a ciò che si fa e si è. Questo è il segno di contraddizione della fede altrimenti si rischia di perdere di vista i valori più alti e il senso generale del vivere.

Oggi l'uomo è obbligato a produrre, progredire, ottenere successo. È solo in virtù delle prestazioni personali che viene riconosciuto, che conserva un posto nella società, che acquisisce il prestigio. Un processo innescato dal fatto che ciascuno ha un suo Dio o i suoi dei determinanti, su cui si orienta e a cui si sacrifica: il denaro o la carriera o il prestigio o il potere o il piacere o qualunque altra cosa …

Il credente si lega invece esclusivamente a quell'unico vero Dio che non si identifica con nessuna delle realtà finite e così diventa libero nei confronti di tutto. Solo un Dio vero dona la grande e sovrana libertà che schiude nuovi spazi e nuove possibilità indipendentemente dalle prestazioni.

2. Desiderio di autenticità a livello comunitario

L’autenticità cristiana dovrebbe manifestarsi anche a livello comunitario, nell’essere popolo di Dio, Chiesa. Spesso si pensa la Chiesa unicamente come istituzione sociale, alla quale, a volte, si riconosce ancora in qualche ambito un certo suo influsso sociale, ma con la previsione certa che con il tempo si potrà farne a meno (cfr. scristianizzazione).

Il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium) le ha indicato, sull’esempio di Cristo, di percorrere la strada della povertà ed anche della persecuzione nel portare il Vangelo, la bella notizia che Dio ama ogni uomo. È chiamata a mostrare il suo volto attraverso la testimonianza e il servizio. Senza questa identità ne fa aumentare progressivamente il rifiuto, la critica contro i suoi interventi dottrinali e disciplinari, la sua connivenza con realtà non certo evangeliche.

Di fronte a questi giudizi severi sulla Chiesa, è difficile accettarla soprattutto per chi ha avuto esperienze negative e pertanto si è poco disposti a “viverci” fattivamente. Eppure Gesù abita questa realtà fragile e splendida che è la Chiesa dove, ai peccati e alle nostre grettezze, si mischia la sua Presenza che salva, trasforma ed esalta. La Chiesa infatti è il piano strategico che Dio ha elaborato per salvarci. Proprio perché fatta anche da noi è peccatrice, ha anche questa dimensione che ci dà tanto fastidio ma che però consola perché siamo certi che accoglie anche noi che santi non siamo!

In questa Chiesa abbiamo incontrato Dio all’inizio dell'esistenza con il Battesimo; lo incontriamo nell’Eucarestia, nel perdono, nel matrimonio …

Proprio perché la Chiesa è il luogo dove le scelte di vita ricevono senso da Dio allora pur con tutte le pesantezze e i peccati che la gravano è il nostro grembo materno che ci conduce a Dio e a cui possiamo offrire i nostri doni.

CHI E' LO SPIRITO

Vivere da autentici cristiani è un progetto ambizioso ma impossibile da realizzare con le sole nostre forze. È lo Spirito che dà la forza, eppure sembra un “perfetto sconosciuto”.

Gesù l’aveva preannunciato: Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da sé stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future” (Gv 16,13) e donato: “Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». (Gv 20, 22-23).

Per comprendere lo Spirito bisogna fare silenzio. Ma arrivare al silenzio è un’impresa difficile.

Chi riesce però ad avere coscienza di vivere in una realtà non vuota ma dove le voci del creato si fondono in un canto di amore e di vita desidera liberarsi da tutti i frastuoni per poter ascoltare la Parola eterna. E allora lo Spirito nell'intimità più profonda farà sentire la nostalgia dell'incontro con il Padre e permetterà di contemplarlo nel creato mettendo a fuoco, come gli occhiali per un miope, la loro bellezza e inebriarsi dei loro colori e profumi.

Il termine "Spirito" ( πνεῦμα in greco) è un nome nello stesso tempo immaginoso e concreto.

  • Con questa parola la Bibbia evoca l'impeto dell'uragano, il vento carico di pioggia fecondatrice, la brezza rasserenante che ristora i pellegrini estenuati ... È dunque una forza misteriosa che investe il mondo dall'alto e di volta in volta lo scuote, lo domina, lo risana.

  • Ma è anche il "respiro di Dio" che viene infuso nell'uomo e diventa principio di vita. Il mondo di Dio irrompe e dice che tra me e Dio non c'è solo un rapporto di “dipendenza” ma di “esistenza”. Il fatto che il "respiro di Dio" diventi, in qualche modo, il mio respiro muta radicalmente la visione che ho di me stesso e dell'universo: il mio destino mi appare più alto e splendente di fronte ad un mondo lontano dalla sua "forma" originaria e ideale. Questo fatto mi costringe a scegliere tra la fede in un Dio vicino, appassionato, addirittura invadente e la più pura incredulità.

  • Un’altra immagine dello Spirito è rappresentata dal fuoco: “Battezzerà in Spirito Santo e fuoco (Lc 3, 16) Lo Spirito viene donato all'uomo che vive nella storia e che è segnato dal male. Allora il fuoco richiama una purificazione che non resta in superficie ma entra nel profondo bruciando ogni scoria. La purificazione che lo Spirito opera dice che siamo tutti come il ferrovecchio corroso dalla ruggine. Solo il fuoco permette di recuperare la lucentezza e la consistenza originarie. Non c'è pertanto presenza dello Spirito se uno è sereno e riposato nella sua mediocrità, se c'è peccato accolto o giustificato. Questa presenza infuocata fa soffrire ma guarisce, anche se all'inizio genera timore perché porta, senza riguardi, alla luce le ferite e le oscurità. Chi accoglie il fuoco dello Spirito si fa annunciatore di questo evento: "Nel mio cuore c'era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo ma non potevo (Ger 20,9). È stata l'esperienza degli Apostoli: a Pentecoste quelli che sono investiti da quelle lingue di fuoco, si mettono irresistibilmente a gridare la grandezza di Dio.

  • Un'altra immagine dello Spirito è l'acqua: "Se qualcuno ha sete, venga da me e beva. Colui che crede in me, come dice la Scrittura, fiumi dal suo ventre scorreranno di acqua viva. Questo disse dello Spirito Santo che stavano per ricevere quelli che credevano in Lui" (Gv 7, 27-29). L'effusione dello Spirito irrora l'uomo come l'acqua su una terra inaridita. L'uomo ha sete di conoscenza, di amore, di gioia. Sono valori che chi conduce un’appassionata esplorazione cerca nelle realtà. Ma si trovano a gocce, a piccole pozzanghere ... E così è costretto continuamente ad andare oltre. Lo Spirito di Dio dona un'acqua sovrabbondante: una fonte che zampilla inesauribile (Gv 4,14). È un'acqua che, pur avendo un'origine celeste, scaturisce dal mondo interiore dell'uomo. È un'acqua di sorgente sempre fresca, sempre nuova e non di pozzo e perciò disseta pienamente. È un fiume che non inaridisce mai ma scorre dentro di noi per la vita eterna

  • Lo Spirito è rappresentato poi da una nube (cfr. trasfigurazione). Dall'ombra sono avvolti Gesù, Mosè ed Elia mentre i tre apostoli sono spaventati. Anche Maria era stata avvolta “dall'ombra dello Spirito” in vista della sua maternità. La nube è nella lunga avventura di Israele verso la terra e la libertà, il segno della presenza operativa di Dio. L’immagine della nube per indicare lo Spirito ricorda che Dio è presente nel mondo, intrecciandosi nel tessuto della storia umana con una presenza feconda come per Maria.

  • Un'ultima immagine per indicare lo Spirito è la colomba che richiama le prime pagine della Genesi dove lo Spirito si libra sulle acque e genera la vita ma richiama anche la conclusione del diluvio con la colomba che annuncia la fine del castigo e della morte e la rinascita dalle acque di una terra purificata e pronta a ricominciare. Anche nel Battesimo di Gesù al Giordano lo Spirito discende su di lui in forma di colomba e lo proclama “l’unigenito” e “l’amato”. Dove si effonde lo Spirito qualcosa di inedito, di inaudito, di imprevisto comincia.

IL RITO DELLA CONFERMAZIONE E LA SUA EFFICACIA

  1. Rito della Confermazione
    La celebrazione della Confermazione avviene durante la celebrazione dell’Eucaristia e, di solito, è presieduta dal vescovo o da un altro ministro da lui delegato.

  • Innanzitutto c'è la rinnovazione delle promesse battesimali:

Rinunciate a satana e a tutte le sue opere e seduzioni?

Rinuncio

Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra?

Credo

Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre?

Credo

Credete nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e che oggi, per mezzo del sacramento della Confermazione, è in modo speciale a voi conferito, come già agli Apostoli nel giorno di Pentecoste?

Credo.

Credete nella santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?

Credo.

Questa è la nostra fede. Questa è la fede della Chiesa. E noi ci gloriamo di professarla, in Cristo Gesù nostro Signore.

  • Poi viene invocato lo Spirito con le mani stese

Fratelli e sorelle carissimi, preghiamo Dio onnipotente per questi suoi figli: egli che nel suo amore li ha rigenerati alla vita eterna mediante il Battesimo, e li ha chiamati a far parte della sua famiglia, effonda ora lo Spirito Santo, che li confermi con la ricchezza dei suoi doni, e con l'unzione crismale li renda pienamente conformi a Cristo, suo unico Figlio.

Breve pausa di silenzio

Dio onnipotente, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che hai rigenerato questi tuoi figli dall'acqua e dallo Spirito Santo liberandoli dal peccato, infondi in loro il tuo santo Spirito Paràclito: spirito di sapienza e di intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà, e riempiti dello spirito del tuo santo timore.

Per Cristo nostro Signore.

  • Da ultimo chi presiede traccia un segno di croce sulla fonte con il Crisma (olio profumato)

N., ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono.

Amen

La pace sia con te.

E con il tuo spirito


  1. L’efficacia dei sacramenti

Le parole i segni dei sacramenti non sono parole o segni che attingono alla “magia”, ma operano ciò che dicono perché sono parole e segni a cui Cristo ha “legato” sé stesso.

Per questo la parola sull'acqua del Battesimo la rende partecipazione alla morte/risurrezione di Cristo, quella sul pane e sul vino partecipazione al suo corpo e al suo sangue, quella sul matrimonio partecipazione al suo amore sponsale, quella sul riconoscimento delle colpe partecipazione alla grazia del suo perdono, quella sull'olio partecipazione alla sua cura sull'uomo. La parola e i segni dei sacramenti fanno sì che nascere, vivere, amare, riconoscere di aver sbagliato e morire diventino incontro con la vita, l'amore, il perdono e la cura senza fine di Dio verso le sue creature.

Nella nostra società abbiamo perso il valore e l’efficacia della parola nel senso che la usiamo senza renderci conto di ciò che genera nella persona a cui è rivolta. Un gesto accompagnato da parole di amore dà gioia e vita. Lo stesso accompagnato da parola di violenza, dà tristezza e morte. (cfr. Silvano Fausti Per una lettura laica della Bibbia).

La parola è fondamento di ogni realtà umana eppure, come ogni fondamento, viene sistematicamente ignorato.

La Bibbia inizia dicendo che la parola è il principio dell'universo e Dio, proprio perché Parola, è comunicazione e comunione. La parola è un seme che, come ogni seme, se accolto germoglia e produce frutto secondo la sua specie. Per questo ogni parola è “gravida” di chi la trasmette e “ingravida” chi la riceve. Qui sta “l’efficacia” del sacramento: “ingravida” di Dio, del suo Spirito quando la si accoglie e genera la gioia.

Una parola se è vera stabilisce sempre relazione e comunione, dà vita; se falsa produce solitudine e frattura.

Gesù ha voluto che i suoi discepoli e, attraverso di loro, la Chiesa “facessero memoria” delle sue parole e dei suoi gesti:

  • Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19)

  • In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. (Mt 18,18)

  • Prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». (Lc 22,19)

  • Chi è malato, chiami presso di sé i presbìteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. (Gc 5,14)

La “memoria” è il riconoscere parole e gesti del passato, rivissuti nel presente e aperti al futuro che, proprio perché “fissati”, parlano ai millenni indipendentemente da chi li proclama, restando identici a loro stessi e, pur potendoli intrepretare, non si possono modificare se non falsificandoli.

Ecco perché nella storia della Chiesa ci sono e ci saranno i sacramenti.


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