RIBELLIONE E SUDDITANZA NELL’ADOLESCENZA

RIBELLIONE E SUDDITANZA

NELL’ADOLESCENZA

Quanta fatica e sofferenza, nel silenzio assordante di troppe agenzie

educative, per i fatti di cronaca che coinvolgono ragazze e ragazzi alle

soglie dell’adolescenza o della maturità (?).

Sono basito nel constatare proprio in queste età come venga ribaltata

la ribellione parentale in una sudditanza/schiavitù nei confronti dei

social.

Penso sia necessaria una riflessione per cercare di interpretare e

porsi in maniera propositiva di fronte a questo “arruffio esistenziale” che spesso sfugge all’attenzione dell’adulto-genitore-insegnante e che, in

alcuni casi non più sporadici, vira in conseguenze drammatiche.

Per scovare il bandolo e così dipanare questa matassa intricata è, a

mio avviso, necessario riavvolgere il vissuto per evidenziarne eventuali

anomalie.

La vita di ogni esistente, per aver maggiori possibilità di

sopravvivenza, deve affrettarsi all’autonomia, riducendo al minimo la

dipendenza parentale.

Nell’esperienza umana i genitori nei primi anni sono

particolarmente attenti a fare apprendere questa autonomia ai figli … ma,

poi, inspiegabilmente questo processo si attenua tanto che i figli occupano

lo spazio non più presidiato fino a diventare il loro “tiranno” nel senso di

“pretendere tutto senza conquistare niente”.

Questa sostituzione inibisce le loro possibili abilità senza lo stimolo

a prenderne coscienza.

Da qui, forse, nasce l’ambivalenza di comportamento: ribellione alle

richieste parentali se non accondiscese, e sudditanza alle “regole ferree”

nei confronti di chi, detentore del social, promette visibilità se disponibili

a mostrare fino a che punto si è pronti a seguirlo.

Per un falso coraggio si “mette sul tappeto” anche il rischio della

vita pur di essere riconosciuti e apprezzati. Sfilarsi quando il gioco si fa

duro significa gogna insopportabile …

Se questa ipotesi fosse per qualche verso plausibile sarebbe

auspicabile che le “agenzie” che intercettano queste età, proponessero

progetti dove non siano prioritari i risultati – spesso quello scolastico o

sportivo sono gli unici valutati in famiglia! – ma prioritario l’aiuto alla

scoperta “paziente” dell’identità e delle attitudini.

Questo significa fare emergere con l’aiuto di adulti, che sappiano

cosa ci stanno a fare nel mondo, le “passioni”, i sogni, gli ideali per cui è

bello, anche se faticoso, riconoscersi portatori. Questa presenzasignificativa aiuta a liberarsi dall’illusione di poter fare da soli perché la

felicità si raggiunge sempre almeno in due.

Allora anche nell’adolescenza—giovinezza si possono “sopportare”

le delusioni, le “imperfezioni” del proprio vissuto, perché situati

all’interno di un’armonia di fondo e, avendo a fianco persone affidabili,

non necessariamente perfette, si può essere certi della riuscita nella vita.

I.O.

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