Parrocchia San Raffaele Ospedale

CELEBRAZIONI EUCARISTICHE

MARIA MADRE DELLA VITA :

Dal Lunedì al Venerdì (feriali ) ore 7.30

Lunedì e Martedì ore 15.30

Mercoledì ore 13.00

Giovedì e Venerdì ore 15.30

Sabato ore 17.30

Domenica ore 17.30

N.B. Giovedì esposizione dell’Eucaristia per l’adorazione personale

DIMER :

Da Lunedì a Sabato ore 16.30

Domenica ore 10


Sono sospese le Sante Messe al DIMER.

Le celebrazioni sono visibili nelle camere di degenza sul canale 9

GUIDA LITURGICA


18 APRILE 2021 - Domenica

III DI PASQUA

BIANCO

Messa propria, Gloria, Credo.

1) At 16,22-34

Sal 97 (98): «Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia»

2) Col 1,24-29

3) Gv 14,1-11a


Liturgia delle Ore

III settimana

Ufficio della domenica.



In evidenza :

18 Aprile 2021 - Domenica


III DI PASQUA

Riflessione di Don Ivo

11 Aprile 2021 - Domenica


II DI PASQUA

Riflessione di Don Ivo

Desideriamo superare la difficoltà di presenza nei reparti mediante videochiamata skype. Potete contattarci digitando nel campo "persone,gruppi,messaggi" dell'applicazione : Parrocchia Ospedale San Raffaele

I Cappellani

Mors et Vita duello conflixere mirando”

Nella Pasqua la Morte e la Vita hanno combattuto un “duello all’ultimo sangue”. “Il Signore della vita, morto, regna vivo!”, recita il canto pasquale “Victimae pascáli láudes”.

In questa seconda Pasqua, segnata ancora dalla pandemia, sento urgente il desiderio qui in ospedale di aggrapparmi a questa certezza.

Come per Gesù gli occhi vedono solo l’apparente vittoria della sofferenza e della morte e sarà solo la fede che lo farà incontrare vivo “dopo tre giorni” a chi, pur avendo gli occhi inondati di lacrime, lo cerca ancora, così anch’io voglio credere alla Vita che sta oltre questo evento così doloroso.

La voglio cercare e dire con quelle parole che non attingono alla mia fragilità, ma alla certezza, pur incrinata dalla sofferenza, della Parola di Dio che mi è stata affidata da annunciare: “Credi, tu questo?”.

Come vorrei avvertire dentro di me soprattutto in questi momenti la stessa determinazione e la stessa fede di Marta per dire con slancio: “Io ci credo, Signore”.

In questa “fatica di credere” spesso il Signore mi precede spianandomi la strada e rassicurandomi con l’atteggiamento dei parenti che si uniscono alla preghiera e, a volte, anche di chi sta per varcare “l’ultima soglia”, la soglia della Vita.

Con S. Giovanni della Croce desidero, soprattutto in questa Pasqua, affidarmi a Te, Signore: “Io credo, io credo fermamente che un grande Amore mi attende”.

La responsabilità nell’amare la vita

Amo così tanto la vita che anche nel continuo rinnovarsi del ciclo pandemico per l’irresponsabilità e l’incoscienza di molti non voglio abdicare alla speranza.

In tutti c’è l’attesa spasmodica di mettere alle spalle questa realtà che ha provocato e provoca un’ecatombe di morti, appellandosi ai vaccini che con tanta fatica si vanno somministrando, ma senza soffermarsi sul senso di quanto è avvenuto ed avviene.

Penso che tra le mappe interpretative, mai così discordanti, vada data la preminenza a ritenere questa realtà pandemica come il “semaforo rosso” che ci sta stoppando prima del baratro.

Abbiamo “bruciato” impunemente tanti segnali di pericolo, senza apparenti conseguenze, non rendendoci conto che l’assenza di “spazi vitali” era il prodromo di questo subdolo e temibile flagello.

Amo così tanto la mia vita e quella degli altri da sentire il desiderio di invitare tutti ad elaborare una nuova relazionalità e vicinanza, che in questo momento non riesco ancora a definire ma mi urge nel cuore, perché la solitudine grida: “Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!” (Salmo 133).

Voglio poter dire con forza questa bellezza per non uniformarmi al gregge che cammina irresponsabilmente sulla via del non ritorno ad una vita libera e gioiosa.

QUARESIMA: TEMPO DI INCONTRO E DI GIOIA

Il termine “Quaresima” è entrato nel linguaggio comune non solo per il suo significato religioso quanto soprattutto per il fatto che determina la data del mondiale rito collettivo del “Carnevale”.

Per la Chiesa, invece, la Quaresima è un itinerario particolarmente significativo verso la Pasqua, cuore e sorgente della fede.

Gli elementi tipici, sollecitati da una più ampia proclamazione della Parola di Dio, sono il digiuno e la penitenza, segni della volontà di "convertirsi" a Dio.

Vivere la Quaresima significa accogliere l'invito pressante ad entrare "nel deserto interiore" per riconoscere e liberarsi da realtà non essenziali, così da riscoprire la "genuinità" della vita. In questo tempo quanti modi di "essere" sono così "adulterati" da stravolgere il quotidiano, tanto che anche l'esperienza pandemica ci ha "costretto" a riconsiderare alcune dimensioni di socialità, di lavoro, di partecipazione religiosa …

Ritornare a vivere in maniera più umana ed autentica non può essere però determinato dalla costrizione ma solamente dalla convinzione.

In questo contesto è urgente ed inderogabile accogliere l'invito pressante del profeta Isaia a "digiunare", nel senso di costruire una nuova modalità di rapporti, perché si onora Dio quando si "onorano" i fratelli:

Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!». (58,6-9)

E poi riscoprire la penitenza, che non è primariamente la rinuncia a qualche cosa ma è la "purificazione" dei desideri, rendendoli autentici oltrepassando l'immediato che, proprio perché abbaglia, condiziona. Senza uno sguardo che supera l'immediato si arrischia di abbeverarsi alle "pozze" senza giungere alla sorgente dove l'acqua sgorga limpida, si arrischia di avere una vista annebbiata, si arrischia di essere prigionieri di sé stessi senza libertà nel cuore.

Accogliamo l'invito del salmista per vivere la Quaresima: "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino" (Sal 119,105)

"Si fece buio su tutta la terra". (Mt 27,45)

La pandemia è stata ed è ancora quell'evento che ha portato quel buio che ha sconvolto tutta la terra nella normalità dei suoi ritmi di vita.

Di fronte allo smarrimento ed all'incertezza nel cercare soluzioni che riaprissero alla vita, anch'io ho avvertito pesantemente i momenti del silenzio di Dio, un silenzio sconcertante, per me credente, perché ha promesso di essere con noi fino alla fine del tempo. L’immagine solitaria di papa Francesco sotto la pioggia nella piazza vuota è stata l'emblema di questo silenzio e di questa solitudine che però si è sciolto in preghiera.

Proprio per questo non mi sono rassegnato a questo silenzio, difficile da sopportare, ed ho cercato nel Vangelo la sua Parola. Anche Gesù nel momento tragico della morte esprime l’amarezza, la delusione: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

E così mi sono sentito in comunione di amarezza e delusione con Gesù. Credere è, come afferma Paolo, vivere in Dio: “Sono stato crocifisso con Cristo". Ma poi Paolo continua: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (2Cor 11,23-30).

Sono "legato" a Cristo allora non solo nella sofferenza, nel dolore, ma anche in quel buio del sepolcro che è tempo di gestazione, un tempo che si svolge sempre nell'oscurità del grembo, in attesa del parto.

Questa certezza non mi toglie certo la pesantezza di questo “tempo di buio”, ma mi dà la possibilità di trovarne il senso perché prelude ad un futuro.

ASCOLTA, O DIO, LA MIA PREGHIERA

Orante: Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio in cui confido».

Voce: Egli ti libererà dal laccio del cacciatore, dalla peste che distrugge. Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. Non temerai il terrore della notte né la freccia che vola di giorno, la peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno...

Orante: «Sì, mio rifugio sei tu, o Signore!».

Voce: Tu hai fatto dell’Altissimo la tua dimora: non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda. Egli per te darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie. Sulle mani essi ti porteranno, perché il tuo piede non inciampi nella pietra…

Dio: «Lo libererò, perché a me si è legato, lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome. Mi invocherà e io gli darò risposta; nell’angoscia io sarò con lui, lo libererò e lo renderò glorioso. Lo sazierò di lunghi giorni e gli farò vedere la mia salvezza». (Salmo 91)


Signore, nonostante la fatica di ogni giorno mi affido a Te. Le tante parole contradditorie non sono capaci di consolare perché pretendono di informare senza formare una coscienza capace di leggere gli eventi al di là del loro accadimento e così generano unicamente sconcerto.

Quanto mi consolano invece le poche parole scambiate negli incontri con le persone dove ogni discorso è rivestito di umanità, di paura certo, ma anche di speranza.

A tutti vorrei dire con la certezza della fede quanto Dio proclama nel salmo che questa domenica mattina mi fa compagnia.

Riflessioni sulla figura di San Giuseppe

raccolta di riflessioni

Uno sguardo da Cappellano al San Raffaele