SARETE BATTEZZATI IN SPIRITO SANTO E FUOCO

LA GIOIA DI ESSERE GENITORI

Grazie, carissimi genitori, per il dono di una vita nuova. Non abbiate paura di questa scelta, anche

se oggi c'è una tendenza nei media a trattare argomenti educativi esasperando la responsabilità

dell'adulto, specie se genitore. Tutte le colpe di eventuali fallimenti con disinvoltura vengono

fatte ricadere su loro. Proprio per questo, a volte, si ha timore a decidersi di “mettere in cantiere”

una vita nuova.

Anche a livello personale, forse, alberga un sentimento di incertezza date le difficoltà di non potere

poi espletare pienamente il compito genitoriale soprattutto per impegni lavorativi.

Di fronte a queste preoccupazioni mi sembra opportuno "fare memoria" del fatto che scegliere di

“mettere al mondo e crescere un figlio" non è una fredda programmazione, ma “cosa del cuore”.

E il cuore, lo sappiamo bene, ha i suoi sbandamenti ma anche i suoi recuperi, e soprattutto il cuore

sa appassionarsi e si lascia coinvolgere. È bello costatare che in questo vostro figlio avete

ceduto alla " avventura del cuore”.

E per gustare e vivere serenamente questa “avventura ”mi permetto di suggerire di interiorizzare

alcune consapevolezze che possono sostenere anche i momenti di fatica.

• La consapevolezza che il vostro sforzo nell'essere genitori ha un senso. La scelta di fare i genitori

non è una "perdita di tempo" o intralcio per le realizzazioni perdonali, ma un dono prezioso: Chi

sarà mai questo mio figlio? Nell'avventura della vita è necessario porre attenzione non solo allefatiche e rinunce a cui si va incontro, ma anche alle soddisfazioni che si potranno trarre.

• La consapevolezza che siete importanti per la vita di vostro figlio, più delle altre realtà e contesti

in cui si troverà a crescere. A volte si ha l’impressione di sentirsi ai margini nell’evento educativo

perché gli ambiti e le "agenzie" di cui necessariamente dovrete servirvi per una gran parte della

giornata sembreranno sovrastare la vostra azione. Infatti, per il lavoro di entrambi vi sembrerà

di non poter incidere adeguatamente sulla sua crescita. In realtà siete voi il contesto decisivo.

Basta stare vicini con attenzione e con passione per accorgervi che non è solo la quantità di

tempo ad incidere in un rapporto significativo, ma la qualità. Voi genitori siete lo spazio

privilegiato nel quale il figlio gioca il suo divenire adulto. Essere convinti di questo diventa uno

stimolo ad affrontare con gioia la fatica di educare e di darle un senso.

• La consapevolezza che per educare è necessario fare riferimento a valori stabili, i soli che danno

un significato alla vita, soprattutto di coppia. Se nel vostro agire emergono abitualmente i punti

comuni di riferimento darete la possibilità al figlio di crescere con una dimensione valoriale

stabile.

• La consapevolezza di proporre valori ed azioni in relazione armonica, senza proclamarli e poi

tradirli in base all’umore della giornata. È una sintesi mai raggiunta con piena coerenza, ma

diventa proposta concreta nella tensione comune di voler crescere come persone " esperte "in

umanità”.

LA RISCOPERTA DELLA FEDE

Quando si parla di credere, quasi sempre si pensa a discorsi che attingono all'ambito religioso. In

realtà la “dimensione fiduciale” è l’elemento portante della possibilità di vivere in relazione.

Soffermiamoci un attimo.

· Ogni "evento" umano della vita è frutto della fiducia. I vostri primi incontri durante il

fidanzamento, immagino, non sempre sono stati segnati fino in fondo dalla fiducia. Poco a poco

questa incertezza è sfociata in una fiducia piena che vi ha condotto al matrimonio. Proprio

credere, fidarsi sono realtà che stanno alla base di ogni vera relazione. La stessa vita nasce dalla

fiducia di chi crede all'amore.

· Anche le realtà più quotidiane vivono di questa fiducia di fondo che permea ogni azione. Ci si

fida di chi guida l ’autobus, di chi ha costruito le case, di chi circola sulla strada …

La legge della vita è la fiducia. Senza un “tu” con cui dialogare c’è il vuoto e si annulla l’aspetto

insopprimibile della persona che in ogni contesto è alla ricerca della relazione .

In questo insopprimibile desiderio umano è possibile tematizzare anche la fede nei confronti di Dio .

La fede è un incontro, l’incontro con una persona. Nel corso dei millenni Dio aveva parlato. Ma lui,

la Parola fatta carne, il Signore Gesù, prima di farsi sentire ha voluto mostrarsi: ha voluto essere

visibile prima di essere udibile. Ha voluto che i nostri occhi lo contemplassero prima che le nostre

orecchie lo ascoltassero. Si può affermare che Gesù, su trentatré anni di vita, per trent'anni si

accontenti di farsi vedere, al punto che si dirà di lui : «Non è egli il figlio del falegname? E sua madre

non si chiama Maria? Non conosciamo noi tutta la parentela?» (Mt 13,55) . Allo stesso modo quando

entra nella vita pubblica, la gente lo guarda. Si tratta dunque di vedere, di incontrare qualcuno.

Giovanni non dimenticherà mai che lo ha incontrato guardandolo, toccandolo, parlando.

Quel che fin da principio, quel che abbiamo inteso, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che

abbiamo contemplato, quel che le nostre mani hanno toccato del Verbo di Dio, perché la vita si è

manifestata, noi l'abbiamo veduta e le rendiamo testimonianza; quel che abbiamo visto e udito, lo

annunciamo anche a voi. (1Gv 1,1-3)

La grazia delle grazie è incontrare il Signore Gesù come quando si incontra un uomo, una donna a

cui affidi la tua esistenza e la cambia .Per vivere la fede è necessario incontrare il Signore. Ne seguirà

poi una reazione a catena, come ci racconta il Vangelo di Giovanni: Andrea incontra suo fratelloSimone e gli dice: Abbiamo trovato il Messia... L'indomani Gesù incontra Filippo... Filippo incontra

Natanaele ... La stessa cosa dirà anche la Samaritana: "Venite a vedere un uomo, il quale mi ha

svelato tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Cristo?" (1Gv 4,29).

EDUCARE ALLA FEDE

Educare alla fede non significa necessariamente mettere a tema subito il “discorso” su Dio

quanto piuttosto aiutare a porsi in maniera " religiosa "di fronte alla vita.

Ecco alcuni spunti.

Prendere coscienza di essere creature nei confronti di un Assoluto da cui dipendiamo. È la

situazione di base.

Essere convinti della propria identità di credenti .E allora tutto sembra quasi un gioco, come

il giocatore al quale l'esperienza e la classe fanno sembrare semplice e spontaneo anche

l'esercizio più difficile e faticoso. In questo cammino di testimonianza sono paziente come

l'agricoltore che, dopo aver creato le condizioni ottimali per la crescita della pianta, sa

aspettare perché è sicuro che la vita non può morire.

Avere un progetto educativo positivamente orientato a coltivare l'esperienza di Dio .Nel

corso della storia, le idee di «uomo» sono state molteplici. Oggi sembra prevalere quella

fondata sul subito, sull'immediato, sul quantificabile ,mentre il fatto educativo fa sempre

riferimento a una storia e a un progetto. Siete un padre ed una madre che cercano di

coltivare un rapporto significativo con il figlio? È già un fatto religioso perché il figlio arriverà

a credere che Dio esiste, che è buono, importante, che si interessa a lui e lo cura, solo se avrà

gustato l'esperienza della vostra paternità/maternità. Il percepirsi amato e curato, diventa

un'esperienza che trascende l'immediato ed il precario e lo mette in condizione di andare al

di là di quanto i suoi occhi vedono .Tra le diverse mappe di interpretazione questa relazione

lo apre al riconoscimento dello “ schema religioso ”nella lettura della realtà.

Dall'ambiente sereno al contesto religioso. Se manca un'esperienza iniziale di felicità, il

messaggio religioso non può essere colto. Una tappa importante di questo processo passa

attraverso il gusto delle cose. Il figlio a cui non si è insegnato a "fare festa" - non le «ferie» -

a gioire farà molta fatica a cogliere l'esperienza religiosa nel senso più profondo. Penso a

quanta importanza «religiosa» possono acquistare quegli spazi che abitualmente

condividete con i vostri figli: le gite, le feste, i «memoriali» dei compleanni o degli

anniversari …

I GESTI QUOTIDIANI CHE APRONO ALLA FEDE

Vivere la fede nel quotidiano significa scoprire dentro di sé la firma di Dio. Questo è il motivo della

gioia e della speranza .Il figlio, nel periodo che passa a contatto diretto con voi genitori, si percepisce

interagendo con voi. L'atteggiamento interiore di accettazione o di rifiuto, di desiderio di rapporto

o di sopportazione, fa da sfondo emotivo per l'interiorizzazione della fiducia di base o della sfiducia

anche nei confronti di Dio.

• La prima esperienza di fede è comunicare "amorevolezza", che vuol dire stabilire una

relazione significativa. In questo contesto fa parte dell'amorevolezza non solo dire che lui è

nato da una storia di tenerezza e di amore, ma mantenerla anche pur nei momenti di fatica:

«Io e mamma ti vogliamo bene». E questo è “Vangelo”. Vivendo in una storia di tenerezza

anche nei momenti meno riusciti capirà l'amore di Dio.

• Un secondo elemento consiste nel fatto di ricordarsi che un figlio è "più grande" di quanto

combina ogni giorno. Se l’intervento avviene solo nei momenti meno riusciti, si costruisce

un'immagine di fallimento e di disistima. Anche la figura di Dio apparirà come colui che•

interviene solo nel momento del peccato, relegandolo in un rapporto perdente.

Un terzo elemento consiste nel fornire esperienze di perdono (super dono). Sentirsi

perdonati da papà e mamma permette ad un figlio di capire che quanto c'è tra loro è dono,

rapporto sincero e interessamento reale. Questa esperienza lo rassicura sulla bontà

dell'atteggiamento dei genitori e può diventare una griglia di lettura così qualificata da

permettergli di scoprire la gratuità della vita e del rapporto filiale. Infatti educare alla fede

significa fare diventare i figli familiari di Dio .

IL CAMMINO NELLA FEDE

Se un figlio ha " alle spalle "gesti quotidiani di fiducia, facilmente sarà in grado di accogliere il

rapporto positivamente orientato a Dio .

Suggerisco alcuni spunti .

• Aiutiamolo a "leggere" le esperienze di ogni momento evidenziando la gioiosa scoperta della

gratuità del proprio esistere: il nome, la paternità/maternità, le realtà del creato ... Tutto può

parlare di bontà, accoglienza, amore, serena fiducia. Questa interpretazione dipende dal modo

con cui ci si pone di fronte alla vita: stressati e quindi irascibili ed imprevedibili o "contemplativi"

e quindi capaci di accogliere gli aspetti positivi anche negli eventi “difficili”, a dispetto della fatica

e delle tensioni della giornata.

• La preghiera familiare è la prima ed insostituibile esperienza di apertura comunitaria a Dio e

troverà la piena espressione nella comunità cristiana, la grande famiglia di Dio. La ricchezza della

preghiera familiare sta nel fatto che:

- Sospende le varie attività per fare unità nel nome del Signore Gesù. Il fermarsi di tutti manifesta

l'importanza del Signore.

- Si usano le stesse parole e ci si sente figli di un Padre che è più grande di tutti. Anche papà e

mamma sono suoi figli.

- Tutti sentono il bisogno di Dio per affidargli le grandi e piccole gioie o per chiedere perdono.

• La preghiera comunitaria incentrata sull'Eucaristia domenicale che è la sorgente della comunità,

è il punto di arrivo della preghiera cristiana. Il motivo del nostro continuo celebrarla è il comando

di Gesù: "Fate questo in memoria di me" (Lc 22,19) . In questo contesto di preghiera eucaristica si

inserisce il cammino di catechesi che “apre” ai sacramenti.

IL SACRAMENTO DEL BATTESIMO

I Sacramenti sono i “gesti” che la Chiesa compie nel nome e re comando di Gesù: “Andate e

battezzate, ricevete lo Spirito Santo, perdonate i peccati, fate questo in memoria di me”. Con la

risurrezione e ascensione al cielo Gesù si è reso presente nella storia con il suo Spirito per

accompagnare ogni uomo di ogni tempo nel cammino della vita.

I sacramenti sono la modalità scelta da Gesù per rendersi presente .

Questi “gesti” sono costituiti da “parole” e da “realtà concrete” che allorché viene invocato su di

loro lo Spirito ,assumono una nuova identità: l’acqua diventa fonte di purificazione, l’olio dono dello

Spirito, il pane Eucaristia …

Celebrare un sacramento significa allora “ incontrare” Dio che ,attraverso il suo Spirito, viene ad

abitare in noi: "Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23).

L’importanza dei Sacramenti per la vita del credente sta nella "forza" di “rendere presente” nella

vita di chi lo riceve Dio .

I Sacramenti nella loro articolazione accompagnano le varie fasi della vita: il Battesimo che inserisce

nella famiglia di Dio, la Chiesa, rendendoci figli adottivi del Padre; la Confermazione che, attraverso

il dono dello Spirito, permette “una piena conoscenza” di Gesù; la Riconciliazione che, nel perdono

dei peccati, ridona la familiarità con Dio; il Matrimonio che rende “sacro” l ’amore coniugale; l’Ordine che dona lo Spirito per celebrare i sacramenti; l ’Unzione degli infermi che dona la vicinanza di Dio

nel tempo della debolezza e della prova della malattia.

Chiedere allora il sacramento del Battesimo per il figlio significa mettersi nell'ottica di un cammino

di fede con il desiderio di essere “accompagnatori corresponsabili ”di questo evento di grazia .

Per comprendere “il rito” della celebrazione del Battesimo impariamo a conoscere il significato dei

“segni” che lo caratterizzano .

• L’acqua

Nell'Antico Testamento (cfr. Es 19,10-14) quando Dio vuole incontrare il suo popolo, comanda che

tutti si lavino le vesti perché questo incontro sia "puro". La pulizia esteriore doveva essere il segno

di una purificazione interiore.

Così pure in Israele quando si doveva ammettere un individuo all'interno della comunità gli

imponeva un'iniziazione complessa che prevedeva tra le altre cose anche "il bagno nell'acqua" per

indicare questa nuova appartenenza.

Giovanni Battista, poi, viene presentato come "il battezzatore" e lo scopo del suo Battesimo

(immersione) non è quello di far vivere la gente nel deserto come lui, quanto piuttosto di chiamarla

ad un deserto interiore mediante la conversione del cuore.

"Cosa devo fare? Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha" …

La Comunità cristiana con il Battesimo, celebrato nel nome di Gesù, vuole ubbidire al comando di

Gesù: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e

dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt28,19-20) . E così

“A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,

i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati".

(Gv 1,12-13)

Sull’acqua il celebrante invoca lo Spirito:

Discenda in quest'acqua la potenza dello Spirito Santo: perché coloro che in essa riceveranno il

Battesimo, siano sepolti con Cristo nella morte e con lui risorgano alla vita: immortale.

• L ’ olio

Per le popolazioni mediorientali l ’ulivo era segno di prosperità e pace, in quanto le guerre portavano

sempre alla distruzione di ciò che si coltivava. Avere a disposizione l’olio significava aver trascorso

un certo tempo di pace.

L'olio era usato non solo per scopi alimentari ma aveva un ruolo particolare per l’investitura e la

consacrazione di chi aveva un importante incarico nella comunità come i re, i sacerdoti e i profeti.

Era poi usato anche nelle competizioni sportive e nelle discipline di lotta per sfuggire alla presa degli

avversari .

Le “unzioni” con l’olio nel rito del Battesimo attingono a questi significati, tra cui c’è proprio il

richiamo a “sfuggire” alla presa del male .

Ecco le preghiere:

“Dio onnipotente, tu hai mandato il tuo unico Figlio per dare all'uomo, schiavo del peccato, la libertà

dei tuoi figli; umilmente ti preghiamo per questo bambino, che fra le seduzioni del mondo dovrà

lottare contro lo spirito del male per la potenza della morte e risurrezione del tuo Figlio, liberalo dal

potere delle tenebre, rendilo forte con la grazia di Cristo e proteggilo sempre nel cammino della vita”.

E poi:

“Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, ti ha liberato dal peccato e ti ha fatto

rinascere dall'acqua e dallo Spirito Santo, unendoti al suo popolo; egli stesso ti consacra con il crisma

di salvezza, perché inserito in Cristo, sacerdote, re e profeta, sii sempre membra del suo corpo per la

vita eterna”.

• La veste bianca.

È sempre stata, almeno per tante nostre civiltà, segno di festa e quindi di gioia. Richiama il raccontodel Vangelo dell’invito a nozze:

" Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse:

“Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. (Mt 22,11-12)

Ecco la preghiera che accompagna la consegna della veste bianca:

Sei diventato nuova creatura, e ti sei rivestito di Cristo. Questa veste bianca sia segno della tua nuova

dignità: aiutato dalle parole e dall'esempio dei tuoi cari, portala senza macchia per la vita eterna.

• La luce

Nel rito del Battesimo è rappresentata visivamente dal cero pasquale dal quale si accende la candela

che verrà affidata al padrino o alla madrina .

È immediato il riferimento a Cristo luce del mondo: "In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l ’hanno vinta… Veniva nel mondo la luce vera, quella

che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui" (Gv 1,4-10)

”Di nuovo Gesù parlò loro e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle

tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv 8,12)

Il celebrante si rivolge ai genitori e al padrino o alla madrina con queste parole:

A voi, genitori, e a voi, padrino e madrina, e affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre

dovete alimentare. Abbiate cura che il vostro bambino, illuminato da Cristo, viva sempre come figlio

della lùce; e perseverando nella fede, vada incontro al Signore che viene, con tutti i santi, nel regno

dei cieli.

• Effeta (Il tocco delle orecchie e delle labbra)

Richiama i gesti di guarigione di Gesù.

Il Signore Gesù, che fece udire i sordi e parlare i muti, ti conceda di ascoltare presto la sua parola, e

di professare la tua fede, a lode e gloria di Dio Padre.

La celebrazione poi termina con la grande benedizione:

• della mamma

Dio onnipotente, che per mezzo del suo Figlio, nato dalla vergine Maria, ha dato alle madri cristiane

la lieta speranza della vita eterna per i loro figli, benedica la mamma qui presente; e come ora è

riconoscente per il dono della maternità, così con il suo figlio viva sempre in rendimento di grazie: in

Cristo Gesù nostro Signore.

• Del papà

Dio onnipotente, che dona la vita nel tempo e nell'eternità, benedica il papà di questo bambino;

insieme con la sua sposa sia per il figlio il primo testimone della fede, con la parola e con l'esempio:

in Cristo Gesù nostro Signore.

• Di tutti i partecipanti.

Dio onnipotente, che ci ha fatto rinascere alla vita nuova dall'acqua e dallo Spirito Santo, benedica

voi tutti; perché, sempre e dovunque, siate membra vive del suo popolo: in Cristo Gesù nostro

Signore.

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Cammino battesimale.pdf