Domenica 13 settembre
III Domenica dopo il Martirio
18Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». 19Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». 20Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». 21Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno.
22«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
(Lc 9,18-22)
Il brano di Vangelo di questa domenica ci propone una domanda di Gesù, che inizialmente sembra frutto di curiosità o desiderio di conoscere ciò che gli altri pensano di lui. In realtà, fa emergere differenti aspettative su di lui: un predicatore che dice con forza ciò che dobbiamo fare, che ci rimprovera per i nostri errori, che minaccia la punizione di Dio per chi sgarra; oppure un profeta, uno che annuncia con verità la parola di Dio, ma che spesso rimane inascoltato come Geremia; oppure Elia, colui che sarebbe tornato per annunciare l’arrivo del tempo messianico e dunque la fine delle attesa. Forse anche in noi risuonano queste risposte: Dio come colui che premia i buoni e punisce i peccatori, Dio che ci dice cosa dobbiamo fare, così che eseguendo i suoi comandi possiamo essere sicuri di essere salvati; Dio che si manifesta in modo potente, così che tutti possono riconoscerlo.
Ma poi la domanda di Gesù si fa più personale… tu chi dici che io sia? È una domanda che arriva diretta al cuore di ciascuno di noi, che chiede una risposta qui ed ora, che ci fa uscire dalla zona comfort del sentito dire, del “si dice”, “si fa”, “si pensa” così.
La risposta di Pietro è corretta: seguendo Gesù ha iniziato a intuire il mistero che si cela nella sua persona. Però è altresì una risposta incompleta, tant’è che Gesù aggiunge che il messia non sarà il condottiero vittorioso che libererà Israele da ogni schiavitù, che verrà con la potenza di Dio. Sarà piuttosto colui che dona la vita, che si offre anche per coloro che lo rifiutano.
Dio è così: amore che si propone e che mai si impone, che mette in conto anche di essere rifiutato pur di lasciarci liberi di sceglierlo, come risposta di amore. Vuole figli che liberamente contraccambino il suo amore e non schiavi che compiano in modo ineccepibile i suoi comandi.
Chi sei tu, Signore, per me?
Ma la domanda sull’identità di Gesù diventa anche una domanda sulla nostra identità: chi sono io, che cerco di seguirti? Chi sono io che sono qui in ospedale come cappellano, come paziente, come famigliare, come medico, come infermiere, come lavoratore o volontario?
E soprattutto come posso essere più autentico, lasciandomi illuminare dal tuo amore?
Don Marco